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Lombardia

Statua di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, svelata ieri nella piazza salotto di Milano

Ieri, mercoledì 15 settembre, il Sindaco Giuseppe Sala ha svelato la statua di Cristina Trivulzio di Belgiojoso nell’omonima piazza, donando a Milano il primo monumento dedicato a una donna.

 

Opera dello scultore bresciano Giuseppe Bergomi è stata collocata davanti al palazzo dove risiedette dopo il matrimonio avvenuto nel 1824. Cristina Trivulzio di Belgiojoso fu un’eroina del Risorgimento, patriota giornalista e imprenditrice, una rivoluzionaria che sfidò l’Austria, filantropa che usò il suo patrimonio per sostenere le sue idee riformatrici e che finanziò l’apertura di asili e scuole.

 

Il progetto del monumento è stato promosso dalla Fondazione Brivio Sforza, con il sostegno della Banca di Credito Cooperativo di Milano, con il contributo del Comune di Milano in collaborazione con l’impresa culturale creativa le Dimore del Quartetto e con il patrocinio di Regione Lombardia. Creata a 150 anni dalla morte della nobildonna non è una statua statica, è in movimento e rappresenta Cristina Trivulzio di Belgiojoso nell’attimo in cui si sta alzando dalla poltrona, per accogliere gli ospiti del suo salotto.

La statua di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, la prima statua dedicata a una donna a Milano

Per le fattezze della donna Bergomi ha preso spunto dal ritratto di Hayez, tramite cui ha colto e riprodotto l’essenza della sua bellezza, della sua intelligenza, audacia e modernità. Abbigliata con un abito di severa fattura, porta i capelli raccolti a chignon e al polso un bracciale con una grande perla, riproduzione fedele del gioiello originale.

 

“E’ incredibile che a Milano non ci fosse prima di oggi nessuna statua dedicata a una donna” ha detto il Sindaco Giuseppe Sala “la prossima sarà dedicata a Margherita Hack”. In effetti, a Milano, sono presenti 121 statue, nessuna delle quali dedicata da una figura femminile, salvo soggetti di iconografia religiosa o allegorici.

 

Sul retro della statua in bronzo si leggono queste parole: “Vogliano le donne felici e onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori e alle umiliazioni delle donne che le precedettero, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata felicità!”.

 

 

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