Cristo velato, dove la perfezione supera la comprensione umana

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Correva l’anno 1753 quando il giovane Giuseppe Sanmartino portò a compimento il suo capolavoro: il Cristo velato.

Fu Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero, a commissionare l’opera. Era sua volontà trasformare la chiesa di Santa Maria della Pietà in un mausoleo che fosse all’altezza della grandezza del proprio casato.

In realtà più che di una commissione diretta si trattò di un’eredità. Il principe aveva chiamato a sé lo scultore veneziano Antonio Corradini, noto per la sua maestria nell’esecuzione delle figure velate. L’artista eseguì quattro opere per il mausoleo: la statua del Decoro, il monumento a Paolo de’ Sangro e a Giovan Francesco de’ Sangro e la Pudicizia.

Si accinse poi alla realizzazione del Cristo velato cominciando dalla creazione di un modello in terracotta. Ma nell’agosto del 1752 tutto si fermò: l’artista morì e della sua opera rimase solo un bozzetto primordiale.

Cristo velato, da non credere ai proprio occhi

Giuseppe Sanmartino, collaboratore del Corridoni, si offrì di scolpire il Cristo velato e il principe Raimondo diede il suo benestare. Per la realizzazione dell’opera l’artista non si basò sul modello del suo predecessore, si lasciò guidare invece unicamente dalla sua maestria.

Sanmartino realizzò una scultura così perfetta che si stentò a credere che il velo fosse di marmo. La trasparenza era talmente impalpabile che si creò una leggenda intorno alla sua creazione. Si riteneva fosse frutto di un processo alchemico di marmorizzazione del tessuto compiuto dal principe Raimondo.

Ed invece quello a cui non si riusciva a credere era realtà: il Cristo velato venne realizzato da un unico blocco di marmo. Ciò è confermato dall’esistenza di diversi documenti che riportano la descrizione dettagliata dell’opera in procinto di essere realizzata.

Il Cristo velato è uno dei più grandi capolavori della scultura di tutti i tempi conservato presso la Cappella di Sansevero a Napoli. Antonio Canova rimase completamente rapito da tanta perfezione. Sembra addirittura che avesse dichiarato che avrebbe dato dieci anni di vita pur di essere stato lui l’autore di un simile capolavoro. Come dargli torto…

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